Quante persone conosciamo realmente?

amici al parco

Tutti noi abbiamo un gruppo con cui andare al bar la sera, al cinema, o più semplicemente a fare una passeggiata? Ma quante persone conosciamo realmente? Il nostro cervello ci dice la risposta

Nel campo della psicologia cognitiva è presente un concetto particolarmente interessante, chiamato “capacità di canalizzazione”. Sostanzialmente si riferisce alla quantità di spazio nel nostro cervello riservata ad un certo tipo di informazione.

Supponiamo che vi facessi mangiare due cioccolatini, uno al latte e uno fondente, se a questo punto vi chiedessi quale sia il più dolce, la risposta sarebbe molto semplice a meno che non abbiate problemi alle papille gustative. Ora, assodato che la risposta sia il cioccolato al latte, vi chiedo di assaggiarne una ventina al gusto fondente, senza dirvi la percentuale di cacao all’interno e di classificarli in base alla dolcezza. Probabilmente sareste in grado di dividerli in sei o sette categorie diverse prima di cominciare a fare errori.

Esempi di questo tipo se ne possono trovare davvero molti, ma il concetto è abbastanza semplice: “ Nel nostro meccanismo di apprendimento, oppure nella conformazione del nostro sistema nervoso sembrano esservi limiti che costringono la nostra capacità di canalizzazione entro questo raggio di azione”, così sosteneva lo psicologo George Miller nel celeberrimo libro Il magico numero sette.

In quanto esseri umani riusciamo quindi a gestire solo una data quantità di informazioni alla volta, e superata una certa linea di confine, ne veniamo travolti.  Se ci pensiamo, risulta evidente come la capacità di canalizzazione può essere accomunabile anche per quanto riguarda i sentimenti.

Pensiamo a tutte le persone che abbiamo incontrato nella vita, sono tantissime. Ora analizziamo quelle a cui teniamo, con le quali usciamo al bar, andiamo al cinema, o a mangiare una pizza, sono tante ancora, ma un po’ meno di prima. Ma quante persone conosciamo realmente di queste?

Adesso invece concentriamoci sulle persone per le quali davvero faremmo qualsiasi cosa, queste sono poche, molto poche. Potremmo arrivare ad una decina, questo è quello che di solito risponde la stragrande maggioranza delle persone.  La lista rappresenta quello che gli psicologi definiscono come “gruppo di affinità”, il motivo per cui siano così poche è legato ad una mera questione di tempo. Infatti quel gruppo è composto dagli amici o parenti a cui dedichiamo gran parte della nostra attenzione. Se fosse un numero più cospicuo non saremmo più così vicino a loro e, di conseguenza, il rapporto non potrebbe essere uguale.

Ad un certo punto, più o meno intorno alle dieci persone, iniziamo a sovraccaricarci, esattamente come facciamo quando dobbiamo distinguere la dolcezza dai tanti cioccolatini proposti. Questo è dovuto al modo in cui gli esseri umani sono costruiti. La limitazione naturale che è forse più interessante è quella che possiamo catalogare sotto il nome di canalizzazione sociale.

L’antropologo Dunbar parte dall’ assunto che la neocorteccia dei primati, adita alle funzioni di apprendimento, linguaggio e memoria sia esageratamente più sviluppata rispetto agli altri mammiferi.

Una teoria afferma che il nostro cervello abbia cominciato il suo processo di evoluzione quando abbia smesso di mangiare solo foglie e si sia avvicinato anche alla frutta, per valutarne una buona bisogna essere in grado di capire se sia matura o meno. Banalmente si deve fare più strada per approvvigionarsi di un frutto anziché delle foglie.


Tornando a noi, da una semplice osservazione si può notare come i gruppi più numerosi di primati e scimmie abbiano la neocorteccia più sviluppata. Tanto più è grande la neocorteccia, tanto maggiori in media saranno le dimensioni del gruppo. Quindi, la domanda è sempre la stessa: quante persone conosciamo?

Come sappiamo però esiste un limite. Per quanto Dunbar sostenga che il cervello si evolva e aumenti le proprie dimensioni per riuscire a gestire gruppi sociali più ampi, non possiamo socializzare all’infinito.

L’antropologo ha sviluppato in seguito una vera e propria equazione che determina la dimensione massima del gruppo al cui interno l’animale socializza, in altri termini: quante persone conosciamo. Il numero sembra essere molto vicino ai 150 elementi, che possiamo ipotizzare come la cifra massima di individui con i quali possiamo avere una relazione sociale, ossia quel tipo di rapporto che comporta la conoscenza di chi siano gli altri e del modo in cui sono collegati a noi. Detto diversamente, è il numero di persone con le quali non ci sentiremmo in imbarazzo se dovessimo berci un Jack e coca insieme.


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